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Miguel Tamen is Professor of Literary Theory at the University of Lisbon, and currently Dean of its School of Arts and Humanities.  He was a regular visiting professor at the University of Chicago, a senior fellow at the Stanford Humanities Center and at the National Humanities Center. He has published nine books, among which Friends of Interpretable Objects (2001) and What Art Is Like, In Constant Reference to the Alice Books (2012).

Carol Mavor is Professor of Art History and Visual Culture at the University of Manchester. Her books include Blue Mythologies: Reflections on a Colour, Aurelia: Art and Literature through the Mouth of the Fairy Tale, Black and Blue: The Bruising Passion of Camera Lucida, La Jetée, Sans Soleil and Hiroshima Mon Amour, as well as the recent debut novel Like a Lake: A Story of Uneasy Love and Photography.

Andrew Ross is Professor of Social and Cultural Analysis and Director of the American Studies Program at NYU. A contributor to the Guardian, the New York TimesThe NationArtforum, and Al Jazeera, he is the author or editor of more than twenty books, including Creditocracy and the Case for Debt RefusalBird On Fire,  Nice Work if You Can Get It, Fast Boat to China, No-Collar, and The Celebration Chronicles. His latest book, Stone Men: The Palestinians Who Built Israel, was the winner of a Palestine Book Award .

Since 2012 Samuel Wells has been Vicar of St Martin-in-the-Fields in Trafalgar Square and Visiting Professor of Christian Ethics at King’s College London. Previously he was Dean of the Chapel at Duke University in North Carolina. He has published 35 books, including Walk Humbly, Love Mercy, and A Nazareth Manifesto, and seven books exploring the word ‘with’ and its significance for welfare, reconciliation, theology, ministry and mission.

La pratica di Dora Garcia si basa spesso sull’interattività, la partecipazione e la performance. Il suo lavoro, di natura prettamente concettuale, consiste di testi, fotografie e installazioni site-specific. Dal 1999 Garcia ha anche prodotto diverse opere d’arte digitali. Ha partecipato, tra le altre, a Documenta 13 (2012), Biennale di Venezia (2011), Biennale di São Paolo (2010).

Sin dagli anni Sessanta, Ugo La Pietra si è definito come un ricercatore dei sistemi di comunicazione e delle arti visive. Il suo lavoro si colloca sia nel mondo dell’arte che in quello del design, attraversando diversi correnti e medium, dall’Informale all’Arte Concettuale, fino alla Narrative Art e al cinema d’artista. Le opere La Pietra sono state esposte presso la Biennale di Venezia, The Museum of Modern Art di New York, la Triennale di Milano e il Centre Pompidou di Parigi.

Zak Kitnick vive e lavora a Brooklyn. Utilizzando materiali industriali e commerciali,
realizza delle forme che possono essere viste allo stesso tempo come oggetti utilitaristi e opere d’arte. Confondendo i confini tra architettura e design, Kitnick incoraggia lo spettatore a riflettere sugli oggetti che strutturano la nostra vita quotidiana. Sue opere si conservano, tra l’altro, al Whitney Museum of American Art di New York e all’Institute of Contemporary Art di Miami.

Ubah Cristina Ali Farah è una scrittrice e poetessa somalo-italiana, autrice di due libri, Madre piccola (Frassinelli, 2007) e Il comandante del fiume (66thand2nd, 2014), oltre che di numerosi racconti e poesie. Il suo lavoro è stato tradotto in inglese e olandese. Nel 2006 ha vinto il premio nazionale Lingua Madre per la letteratura mentre nel 2019 è stata fellow presso la Fondazione Civitella Ranieri Foundation. È attualmente in residenza presso lo Stellenbosch Institute for Advanced Study (Sud Africa).

Vincenzo Latronico è uno scrittore e traduttore italiano. È autore di Ginnastica e Rivoluzione, La cospirazione delle colombe e La mentalità dell’alveare (Bompiani, 2008, 2011 e 2013), e di Narciso nelle colonie, con Armin Linke (Quodlibet Humboldt, 2013). Ha tradotto, tra le altre, opere di Francis Scott Fitzgerald, Oscar Wilde e Alexandre Dumas. Ha collaborato con numerose testate italiane e estere, tra le quali frieze, Frankfurter Allgemeine Zeitung, Corriere della Sera e Internazionale.

Nadira Husain attinge da fonti eterogenee per creare delle opere stratificate che mescolano colori, forme, segni e simboli. L’artista esplora una metafisica colloquiale e comunitaria, facendo saltare le distinzioni sociali tra gli elementi impiegati. I lavori di Husain hanno riscosso attenzione a livello internazionale, e sono stati oggetto di mostre personali presso la galleria PSM di Berlino e l’Armory Show di New York.

La raccolta di racconti brevi Pond (Fitzcarraldo, Bompiani), debutto letterario di Claire- Louise Bennett, ha ricevuto il plauso della critica internazionale. Il suo lavoro è stato recensito in The New Yorker, Paris Review, Vogue e The New York Times. Le sue storie e i suoi saggi sono stati pubblicati in The White Review, frieze, Harper’s Magazine e The New York Times.

Will Ashon ha di recente pubblicato due opere di non-fiction (entrambe per i tipi di Granta Books): Strange Labyrinth, dedicato alla foresta di Epping, e Chamber Music, incentrato sul primo album del gruppo rap newyorkese Wu-Tang Clan. In precedenza, Ashon aveva fondato e diretto l’etichetta discografica Big Dada (Roots Manuva, Wiley, Kate Tempest), scrivendo al contempo due romanzi, pubblicati da Faber & Faber.

Il lavoro di Ruth van Beek nasce dal suo archivio, costantemente in espansione e ricco di elementi assai eterogenei. Le immagini sono per lei strumenti, risorsa e contesto. Piegando, tagliando o anche aggiungendo pezzi di carta dipinta, l’artista le manipola e interviene nel loro universo. Il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo in numerose mostre personali e collettive.

La pratica di Monica Dengo rifiuta le convenzioni formali della calligrafia tradizionale per esplorare liberamente la connessione tra gli individui e le loro grafie. La sua attività artistica va di pari passo con il ruolo di insegnante di calligrafia ed è influenzata da recenti studi che considerano la calligrafia, a prescindere dalla sua leggibilità, come una forma capace di fare da ponte tra mente e corpo. Il suo lavoro è stato esposte presso numerose istituzioni in Europa, negli Stati Uniti e negli Emirati Arabi.

Hassan Makaremi è un calligrafo, pittore e psicoanalista, nonché autore di testi pubblicati in francese e persiano. Nato nel sud dell’Iran, Makaremi vive e lavora in Francia dal 1983. Le sue opere sono state esposte presso l’UNESCO, il Malakoff City Hall in Texas e fanno parte della collezione permanente del Museo di Calligrafia di Mosca.

Zhao Yizhou è largamente riconosciuto come il più importante calligrafo cinese nel Regno Unito. Le sue composizioni sono ricche di motivi filosofici, estetici e storici, e utilizzano sia le tecniche tradizionali che le innovazioni contemporanee per scoprire i principi della Shufa cinese. Yizhou insegna calligrafia presso il SOAS e il British Museum di Londra.

Riccardo Dalisi è un architetto, designer e artista italiano. Nel 1973 è stato tra i fondatori di Global Tools, una scuola radicale di architettura e design, e fu uno degli esponenti dell’architettura radicale in Italia. Nel 1981 vince il premio Compasso d’Oro per la ricerca sulla caffettiera napoletana. Dalisi è da sempre stato attivo in diversi progetti sociali, così come nella creazione di una relazione produttiva tra ricerca accademica, architettura, design, arte e architettura.

Marjan van Aubel è una designer specializzata in pannelli solari che vive a lavora ad Amsterdam. Incorporando le celle solari in mobili, finestre e altri oggetti, la sua ricerca si propone di incentivare la nostra relazione con la tecnologia e di promuoverne l’utilizzo. Nel 2018 ha vinto la Climate Action Challenge di What Design Can do e nel 2017 ha ricevuto il WIRED Innovation Award. Il lavoro di van Aubel è parte delle principali collezioni come il Museum of Modern Art di New York, il Vitra Design Museum di Weil am Rhein e la National Gallery di Victoria, Australia.

John Divola’s work has been featured in more than seventy solo exhibitions worldwide, from the United States to Japan, since 1975. Primarily working with photography and digital imaging, he has approached a broad range of subjects while looking for the oscillating edge between the abstract and the specific.

 
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Golnaz Fathi realizza forme di rappresentazione sempre più astratte utilizzando strumenti moderni ma comunque basate sulle pratiche e le tecniche tradizionali della calligrafia. I suoi lavori fanno parte delle collezioni permanenti del Metropolitan Museum of Art di New York, l’Islamic Arts Museum Malaysia di Kuala Lumpur, il British Museum, il Brighton & Hove Museum, la Carnegie Mellon University in Qatar, l’Asian Civilisation’s Museum di Singapore e la Devi Art Foundation di New Delhi.

Koji Kakinuma ha intrapreso lo studio della calligrafia giapponese fin da bambino, sviluppando una conoscenza e una pratica di quest’arte che va ben oltre le sue convenzioni tradizionali. Oltre ai lavori bi e tri-dimensionali, ha realizzato performance nell’ambito di numerose istituzioni quali The Metropolitan Museum di New York, il Kennedy Center di Washington D.C., il Philadelphia Museum of Art e la Sharjah Calligraphy Biennial nel 2018. Ha esposto in mostre personali presso il 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa, che annovera anche alcune opere di Kakinuma nella sua collezione permanente.

Mariko Mori è un’artista giapponese la cui pratica investe tematiche universali quali vita, morte, realtà e tecnologia. La sua attività rivela componenti tanto puramente artistiche quanto intellettuali e spirituali. Mori combina scienza e sacro, arte e natura. Il suo lavoro è stato acquisito da musei e collezionisti di tutto il mondo.

La relazione tra immagine e testo è al centro della pratica di Victor Burgin. Il suo interesse nel ruolo dominante della fotografia lo porta a considerare l’immagine un evento carico di significato politico piuttosto che un oggetto passivo. Il lavoro di Burgin è parte di numerose collezioni, tra le quali il Museum of Modern Art di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Museum of Contemporary Art di Los Angeles e il Walker Art Center di Minneapolis.

Tobias Zielony è noto per le sue fotografie che ritraggono giovani emarginati in vari contesti urbani. Le sue immagini spesso tematizzano l’insorgere di desideri tra violenza e sbilanciamento. Sensibile alle conseguenze dell’impatto della cultura di massa sui nostri atteggiamenti pubblici e privati, la sua opera coglie le identità nella loro vulnerabilità. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in tutto il mondo.

Inventando una sua geografia, Luca Vitone spesso persegue la mappatura dei luoghi tramite l’arte. Egli utilizza diversi metodi per ricreare dei paesaggi specifici, dalla raccolta di materiali di scarto all’abbandono delle opere all’esterno fino a quando queste non riportano tracce degli inquinanti presenti nell’ambiente. Il suo lavoro è stato esposto in mostre personali e collettive in Italia e all’estero.

Jimmie Durham è noto per il suo uso di materiali naturali e artificiali che in molti casi cercano di rimediare o invertire il dominio della tecnologia sulla natura. Schierata contro il razionalismo occidentale, la sua produzione si tinge spesso di un umorismo critico ma perspicace. È scrittore, attivista, cosciente della propria identità Cherokee. Il suo lavoro è stato esposto in tutto il mondo e fa parte delle più importanti collezioni.

Elisabetta Benassi attinge a una molteplicità di media diversi per esplorare i significati e i vissuti della modernità. Archivi storici o personali fungono spesso da punti di partenza nella sua pratica, e Benassi li utilizza per indagare il modo in cui fatti ed eventi vengono rappresentati pubblicamente. Il suo lavoro è stato esposto in numerose istituzioni italiane ed estere.

Il lavoro di Kiki è spesso rivolto alla rappresentazione del corpo, in particolare quello femminile, all’interno della mitologia e del folklore. Le forme di vita da lei raffigurate si estendono anche al dominio animale e vegetale. Seton utilizza il medium fotografico in un modo altamente sofisticato così da imprimere o scoprire delle qualità emotive (spesso inquietanti) negli oggetti domestici o nell’architettura. Le loro opere sono state esposte in tutto il mondo e fanno parte delle maggiori collezioni pubbliche e private. Questo libro vede Kiki & Seton Smith lavorare assieme per la prima volta.

Michael Clegg & Martin Guttmann considerano l’arte un evento sociale e comunicativo. La natura discorsiva dei loro lavori e le critiche sperimentali alle norme di comportamento spesso si intrecciano con la sociologia, includendo anche gli spettatori come agenti artistici. Il lavoro è stato esposto in numerose istituzioni ed è parte di importanti collezioni in tutto il mondo.

La critica sociale è una componente fondamentale delle performance e delle installazioni di Cesare Pietroiusti, nelle quali spesso sono integrati anche i disegni dell’artista. L’interesse giovanile di Pietroiusti per la psicologia sociale si è evoluto in una disamina della produzione economica, la diffusione e la fruizione dell’arte. Il suo lavoro è stato esposto presso numerose istituzioni italiane ed estere.

Le opere di Ilya & Emilia Kabakov coniugano fantasia e introspezione. Le loro analisi della condizione umana non solo sfidano le allegorie culturali dell’ex Unione Sovietica, ma introducono anche nuovi modi di intendere la figurazione. Le loro opere si trovano al Museum of Modern Art di New York, l’Hermitage, il MAXXI di Rome, il Guggenheim, la Tate Modern, il Columbus Museum of Art in Ohio, la Tretyakov Gallery e il Centre Pompidou e sono state di recente esposte in un’importante mostra presso itinerante, intitolata Not Everyone Will be Taken Into the Future, alla Tate Modern, l’Hermitage e la Tretyakov Gallery.

Le sculture di Haim Steinbach, più che rappresentare degli oggetti, li presentano. Invece di sollevare questioni circa il consumismo, la riproduzione e la ripetizione, essi forzano lo spettatore a fare i conti con la fattualità dell’esistenza dell’oggetto. A partire dalla fine degli anni Ottanta, Steinbach ha avuto mostre in numerose istituzioni e ha tenuto lezioni presso la University of California e The School of Visual Arts di New York. Mostre più recenti includono quelle presso il Hessel Museum of Art di New York, la National Gallery di Copenhagen, la Serpentine di Londra e Kurhaus Kleve.

Nel corso della sua carriera, iniziata nel 1967, Giovanni Anselmo ha esplorato diverse polarità quali quelle di finito e infinito, macrocosmo e microcosmo, generale e particolare. La sua pratica implica combinazioni di diversi materiali, che intrecciano sistematicamente sia l’organico che l’inorganico. Artista noto in tutto il mondo, i lavori di Anselmo sono parti delle collezioni, tra gli altri, del Museum of Modern Art di New York, la National Gallery of Art di Washington D.C. e il Castello di Rivoli.

Luce, colore e spazio sono gli elementi fondamentali della pratica di Ettore Spalletti. Il suo interesse verso questi aspetti primari lo ha portato a esplorare e generare delle forme composte da materiali diversi. La superficie delle sue opere (sia essa bi- o tridimensionale) è spesso fragile e vulnerabile al tatto, perché realizzata grazie a diversi strati di intonaco e pigmento che acquisiscono una consistenza densa e polverosa. I suoi lavori sono stati esposti in numerosi musei e istituzioni, tra cui Documenta e la Biennale di Venezia.

Wieki Somers e Dylan van den Berg hanno studiato insieme presso la Design Academy di Eindhoven. Il loro studio è impegnato a fornire modalità di lettura dell’ambiente quotidiano acutizzando la sensibilità verso i materiali, e amalgamando tecnologia e fantasia. Il loro lavoro è parte delle collezioni del Museum of Modern Art di New York, il Centre Pompidou di Parigi, il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e il Victoria and Albert Museum di Londra.

Henning Stummel è un architetto che vive e lavora a Londra, vincitore di numerosi premi. Ha studiato architettura e urbanismo presso la Technische Hochschule Darmstadt e l’ETH di Zurigo, due centri fortemente influenzati dall’ideologia Bauhaus. Architetto della Tin House e designer della linea di arredamento Nomad, Henning è anche stato visiting lecturer presso numerose università, tra cui l’Università di Cambridge.

Sin dall’inizio degli anni Settanta, Gary Hill ha lavorato con un ampio spettro di media tra i quali la scultura, il suono, il video, l’installazione e la performance. Il suo lavoro è stato esposto presso musei e istituzioni di tutto il mondo, tra i quali il Centre Pompidou, il San Francisco Museum of Modern Art, il Guggenheim, il Museum für Gegenwartskunst di Basilea, il Museu d’Art Contemporani di Barcelona, il Kunstmuseum Wolfsburg e, più recentemente, il CAFA Art Museum di Beijing, il MAAT di Lisbona, il Pushkin State Museum of Fine Arts di Mosca e il WEST Den Haag.